27 Papa Leone: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni, miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare»
Nel pianeta devastato da pochi dominatori, c’è tuttavia una miriade di persone che lavora alla pace, «sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare».
Nella cattedrale c’è il rappresentante dei capi tradizionali che ringrazia perché «la maggior parte delle migliori scuole e dei migliori istituti superiori è gestita dalla Chiesa cattolica, così come ospedali, orfanotrofi e, oggi, anche università».
L’imam di Buea ricorda che la guerra non fa distinzioni di credo, da ultimo «il 14 novembre 2025 alcuni uomini armati durante la preghiera hanno assaltato la moschea di Sagba, a circa 20 chilometri da Bamenda, uccidendo tre persone e ferendone altre nove».
Il portavoce delle chiese protestanti e anglicana ricorda gli sforzi di tutti i leader religiosi per tentare una mediazione tra governativi e ribelli. «Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa», conclude il Papa: «Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme», alla fine libera fuori dalla cattedrale sette colombe bianche.
La messa del pomeriggio viene celebrata accanto alla pista dell’aeroporto per ragioni di sicurezza, l’area è chiusa e più facile da sorvegliare.
Qui Leone si concentra sul Camerun, «le numerose forme di povertà», «la corruzione», i «gravi problemi nel sistema educativo e sanitario» e «la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani», ma non basta: «Alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo».
Di rado il tono di Prevost è stato così vibrante: «Questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani! Adesso e non in futuro! È giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione».
L’ultimo richiamo è al «coraggio degli Apostoli» che nel racconto degli Atti «si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo è il primo passo per cambiare le cose».
Il Papa cita la risposta di Pietro alle minacce ricevute per la loro testimonianza: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini».